Jul 13

misurazione nei social mediaDella misurazione nei social media, ne avevo parlato giusto qualche tempo fa, con i commenti eccellenti di alcuni ospiti operanti nel mondo del vino commentando una colorita uscita di Andrea Boaretto riguardo al ROI nei social media.

Oggi riprendo l’argomento segnalando una recente ricerca di Syncapse, società che si occupa di social media marketing, la quale ha tentato di dare un valore ai fan di Facebook. (lo so, ora non si chiamano più così :-) )

In sostanza la ricerca analizza alcuni KPI principali di interesse confrontando le caratteristiche presentate dagli utenti fan e quelli non fan, tentando quindi di darne un valore relativo.

Sono stati analizzati i seguenti 20 brand molto affermati negli Stati Uniti:

E’ stato somministrato un questionario a 4.000 utenti fan e non-fan. Le risposte al questionario, abbinate ad alcune informazioni relative alla marca, hanno fornito alcuni indicatori per certi versi interessanti.

Ecco le differenze tra gli utenti fan e non-fan sui 4 KPI più importanti pubblicati nella ricerca:

KPI Differenze tra fan e non fan Dati sulle differenze osservati
Spesa di prodotto analizza e differenze tra la capacità di spesa di un fan con quella di un non-fan per capire quanto potenziale di spesa ha un fan rispetto ad una determinata marca. I dati parlano di una spesa media di 71$ in più per i fan rispetto ai non fan
Fedeltà: tipicamente i fan di una marca su Facebook, tendono a rimanere fedeli a quel brand. I dati parlano di una fedeltà alla marca superiore del 28% dei fan rispetto ai non fan.
Propensione alla raccomandazione I fan tendono a consigliare più facilmente una determinata marca Il 68% dei fan sono orientati al consiglio della marca rispetto al 28% dei non-fan.
­Affinità con il brand I fan hanno maggiore empatia con la marca e ne suscita sensazioni positive (ad es. felicità, calore, soddisfazione, gratutidine, ecc.) l’81% dei fan si sentono affini al brand, rispetto al 39% dei non-fan. Inoltre il brand suscita sensazioni positive nell’87% dei fan rispetto al 49% dei non fan


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May 16

Dopo un po’ di silenzio, ritorno nel blog per offrire uno spunto di discussione interessante stimolato dal mio caro amico Stefano e dalla sua segnalazione di un video interessante “ROI nei social media” pubblicato sul profilo Youtube del progetto Ideatre60 di Accenture.

Durante la conferenza viene chiesto ad Andrea Boaretto, professore del politecnico di Milano che svolge un ruolo fondamentale nelle attività dell’osservatorio della multicanalità e del mobile, come è possibile calcolare i ROI nei social media.

Il ROI delle attività di promozione nei social media sono, infatti, uno dei cavalli di battaglia di chi propone attività di presenza delle aziende nei social network: talvolta con pochi investimenti si vende la chimera di avere grandi risultati.

Ma la verità è diversa: i social media in realtà sono solo un mezzo che ha investimenti tecnologici bassi e quindi garantisce un accesso allo strumento con un piccolo budget.

Ma l’accesso allo strumento non garantisce di per sè delle performance: è necessario prima di tutto stabilire se sia il proprio target sia presente nei social media e quali contenuti/feature possano fare al caso loro.

Infatti, continuare a diffondere gli stessi messaggi dei media tradizionali nei social network potrebbe essere addirittura essere nocivo e controproducente.

Per questo motivo un’attività nei social media non ha solo investimenti in termini di accesso allo strumento, ma anche di una vera e propria rivoluzione aziendale si deve:

  • instaurare una relazione con i clienti con attività simili ad un CRM “colloquiale ed informale”;
  • fornire una serie di contenuti interessanti (ad esempio che ruotano intorno alla sfera della marca o prodotto);
  • mettere veramente la faccia dell’azienda specialmente se essa è afflitta da gravi problemi strutturali che si ripercuotono anche nei social media );
  • si devono fare anche investimenti in altre aree del web marketing a supporto (campagne PPC, ADV, Mail Marketing, SEO ricordiamo Emmelunga? :-) ;
  • e chi più ne ha ne metta.

Insomma un semplice indicatore come il ROI, non sembra di fatto essere lo strumento migliore per verificare i risultati delle attività nei social media…sarebbe troppo semplice un indicatore del genere per valutare i rendimenti di una rivoluzione aziendale!
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Oct 23

Già in passato avevo affrontato l’argomento YouTube, parlando di qualche aspetto da prendere in considerazione per rendere efficace un’azione di marketing virale su YouTube.

Oggi vorrei invece porre l’attenzione su una case history di viral marketing di indubbio successo: l’account Brand di Nintendo ExperienceWii, creato in occasione del lancio promozionale del videogioco Wario Land Shake Dimension (esclusivo per la consolle Wii), uscito in Europa il 26 settembre 2008.

L’idea alla base è sorprendere l’utente: a prima vista da pagine del profilo sembra un semplice trailer di Wario Land. Ma secondo dopo secondo la schermata di YouTube si modifica sotto i colpi di Wario, concludendosi con una call-to-action al sito ufficiale di ExperienceWii.

wario land screenshot account youtube

La tecnica creativa tanto semplice quanto geniale..

ingredienti:

  • un brand Channel (ahimè…quello costa un po’);
  • un filmato Flash complesso che assomigli il più possibile alla pagina di un video di Youtube, che verrà impostata come header della pagina di profilo ed il gioco è fatto.

L’utente non appena entra nel profilo, non si accorge che in realtà ciò che sta guardando è un filmato Flash…per potersi accorgere delle ‘furberia creativa’ basta scrollare un po’ e smascherare l’header insolito…

Davvero bellissimo!!!

Commenti sul canale? 1085! :-)

Buona visione!

 
Aug 19

Sempre più spesso si parla dell’importanza di curare la propria identità digitale nel web, specialmente se si è alla ricerca di un impiego.

In molti post sparsi per il web si leggono guida che consigliano di:

  • avere un profilo Linked-in aggiornato, completo, con mille connessioni;
  • mantenere ed instaurare delle relazioni professionali anche attraverso dei commenti ai blog che leggi;
  • aprire un sito o un blog personale dove mettere in bella vista il curriculum tirato al lucido;
  • ecc.

E’ importante ‘il dire’: pubblicare contenuti nel web 2.0 diventa un mezzo per fornire informazioni su di sé, farsi conoscere e magari apprezzare da qualche imprenditore o azienda alla ricerca di professionalità.

C’è però anche l’altra faccia della medaglia…a volte fornire informazioni personali potrebbe non giocare a favore dei potenziali candidati ad un impiego.
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Feb 22

Qualche giorno in un post parlavo della potenzialità a livello di comunicazione che Youtube può offrire alle aziende.

Youtube logoL’utilzzo di questo strumento, però, deve prevedere qualche piccolo accorgimento per essere sfruttato nel migliore dei modi.

Di seguito elenco qualche pensiero sparso (e magari un pò disordinato) da condividere con voi sull’argomento:

Il primo passo necessario per aprire un canale video su Youtube è la registrazione e la scelta del tipo di account. Ci sono diversi tipi di account, ciascuno dei quali offre caratteristiche diverse:
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