Vi segnalo una bellissima applicazione per iPad che mostra le potenzialità del device come mezzo di raccolta di informazioni dei clienti (in special modo indirizzi e-mail) per negozianti e commercianti in genere.
Immaginate qualsiasi impresa/azienda/ente a contatto con il pubblico (un negozio, un bar, una discoteca, un supermercato, un ristorante, un ospedale, medico di base, ecc.) che vorrebbe migliorare la fidelizzazione dei propri clienti o la comunicazione, attraverso il mailing.
L’ostacolo principale per avviare attività di questo genere in genere è il database: è infatti difficile raccogiere gli indirizzi e-mail dei clienti di un negozio: tante cose da fare, gestire e la raccolta ed il mailing passa in secondo piano.
Come rendere semplice la raccolta degli indirizzi e la loro memorizzazione in un sistema di gestione della newsletter?
Nel momento in cui ci si imbatte nella pubblicazione del restyling di un sito web, le cose da fare sono sempre troppe.
In molti casi per riuscire ad andare online rispettando i tempi imposti, si devono fare delle scelte: talvolta ci si trova davanti alla situazione di dover posticipare alcune attività e gestire la pubblicazione di un sito web in diverse release intermedie.
Questo approccio modulare ai progetti è oramai consolidato e spesso è derivato da questioni di costi/benefici e da tempi sempre troppo stretti:
Durante la pianificazione di un restyling web, si deve assolutamente evitare che la SEO non venga ritenuta come essenziale e che le attività di progettazione ed ottimizzazione vengano ridotte o posticipate rispetto alla messa on line del sito per due ragioni:
conservativa, ovvero scongiurare la perdita di posizionamenti e traffico ottenuti nel tempo;
migliorativa, per sfruttare l’occasione del restyling per ottenere un forte boost di traffico SEO.
Il momento del restyling, inoltre, è davvero molto importante e, se sfruttato a dovere, può dare buoni risultati in termini di visibilità.
Quando si mette on line la nuova versione di un sito, infatti, Google “drizza” le orecchie e avvia una procedura di deep crawling, ovvero ricerca in modo approfondito tutti i nuovi contenuti e le nuove pagine avviando una rivalutazione del valore del sito eventualmente modificandone i posizionamenti.
Durante il deep crawling, il sito viene scansionato in modo intenso e profondo, più di quanto Googlebot faccia durante la “normale vita” del sito: quindi se vengono inserite delle migliorie al sito contestualmente alla messa on line del sito i tempi di assorbimento e miglioramento del posizionamento sono più brevi ed efficaci rispetto ad un’ottimizzazione a posteriori.
Di seguito vorrei condividere un primo elenco di attività essenziali da mettere assolutamente in campo prima del go live, se si spera di limitare i danni durante un restyling (vi invito a segnalarmi eventuali osservazioni o integrazioni nei commenti ): CONTINUA A LEGGERE IL POST »»
Questo post raccoglie qualche riflessione scaturita dall’introduzione di Google Instant Preview datata 9 novembre 2010 (anticipato in un precedente post ).
In particolare vorrei focalizzarmi sulle conseguenze derivanti dall’errore di visualizzazione dei rich content nell’anteprima dei risultati nelle SERP (alcuni esempi in questo post di Davide. ).
Sembra, infatti, che moltissimi siti web anche illustri abbiano delle anteprime dei risultati davvero scadenti a causa dell’uso di Flash o in generale di tecniche poco inclini ad alcuni aspetti SEO, usabilità e accessibilità.
Insomma tutti i contenuti che dovrebbero veicolare comunicazione dell’azienda, dare un posizionamento in termini di brand ad un sito web, in realtà nella SERP (se non ottimizzati a dovere) diventano quasi controproducenti.
Qui l’esempio dell’anteprima sito di Louis Vuitton che appare grigia con un bel pezzo di puzzle…niente male, no?:
Dal mio punto di vista Google Instant Preview permette all’utente di intercettare in modo rapido alcune magagne che possono dare fastidio all’utente durante l’utilizzo di Google :
la scarsa attenzione all’accessibilità con l’uso/abuso di Flash, Splash Pages, virtuosismi di rich content senza fornire contenuti alternativi usabili e che permettono un’esperienza utente soddisfacente;
alcune tecniche posizionamento al quanto discutibili dal punto di vista dell’usabilità che ancora funzionano. ( Penso al proliferare di siti Made For AdSense, pagine simil doorway, ecc. )
Insomma lato utente questa nuova funzionalità in qualche modo mette ancora di più a nudo i limiti di Big G e palesano lo scarso livello di qualità dei risultati di Google per alcune SERP (qui l’ambitissima pagina prestiti personali con MFA in bella vista).
Inoltre per chi ha un occhio più smaliziato, l’apparizione dell’anteprima della pagina direttamente in SERP ha evidenziato le due “personalità del SEO”:
il POR-SEO che affronta il progetto al solo scopo di far indicizzare i contenuti a Googlebot e ad ottenere dei posizionamenti infischiandosene dell’utente;
il SEO-purista-rompi-scatole che si impone di lavorare applicando le regole dell’usabilità e dell’accessibilità alla SEO, non pensa prima a Googlebot ma a come “andrebbero fatte bene le cose”.
Vediamole un po’ nel dettaglio:
1- Il POR-SEO (in lingua veneta maiale )
Davanti ad un problema di indicizzazione cerca dei workaround attorno al lavoro eseguito dall’agenzia che si è occupata dello sviluppo per forzare lo spider all’interno dei contenuti più che accompagnare l’utente alla consultazione. Spesso cerca soluzioni low cost che con poco garantiscono la raggiungibilità dei contenuti allo spider ma non strizzano l’occhio all’utente.
Il catalogo di soluzioni fornite dal POR-SEO sono ad esempio:
l’inserimento di preziosissimi link nel footer;
l’uso di testi nascosti o non visibili;
l’uso del tag noscript/noembed inserendo testi creati per il posizionamento non visti dagli utenti;
successivamente in settembre è arrivata la bufera di Google Instant, grazie alla quale ora è possibile visualizzare in tempo reale i risultati dei termini di ricerca che si stanno inserendo
Sembra che Google voglia a breve introdurre la preview delle pagine a cui fanno riferimento i vari risultati in SERP, mettendo in evidenza le porzioni di pagina più rilevanti per la query inserita.
In sostanza un utente sarà in grado di vedere un’immagine di anteprima del sito che desidera visitare direttamente nella pagina dei risultati del motore di ricerca. L’anteprima della pagina mostrerà in evidenza la porzione di contenuto più rilevante per il termine inserito.
Ecco qualche considerazione sparsa nel caso in cui questa modifica venga messa in atto:
Ma che cosa un utente può valutare da uno screenshot di anteprima di un sito web? A che cosa può essere utile per l’utente? CONTINUA A LEGGERE IL POST »»
Già in passato sul capitolo localizzazione SEO di Apple si era espresso l’ottimo Duncan Norris sul blog di SEOmoz, con il post dal titolo “Why Apple Isn’t UK Enough for Google”, parlando del fatto che Google non amasse particolarmente la versione UK, privilegiando la madre patria US.
Sembra però ora che il mercato UK non abbia qui questo problema: tutto risolto per voi? Io direi di no.
Da qualche settimana, infatti, il sito Apple ha qualche difficoltà a posizionarsi correttamente in google.it.