Google instant preview: la rivincita dei SEO-puristi-rompi-scatole sui por-SEO

November 22nd, 2010

Questo post raccoglie qualche riflessione scaturita dall’introduzione di Google Instant Preview datata 9 novembre 2010 (anticipato in un precedente post ).


In particolare vorrei focalizzarmi sulle conseguenze derivanti dall’errore di visualizzazione dei rich content nell’anteprima dei risultati nelle SERP (alcuni esempi in questo post di Davide. ).

Sembra, infatti, che moltissimi siti web anche illustri abbiano delle anteprime dei risultati davvero scadenti a causa dell’uso di Flash o in generale di tecniche poco inclini ad alcuni aspetti SEO, usabilità e accessibilità.

Insomma tutti i contenuti che dovrebbero veicolare comunicazione dell’azienda, dare un posizionamento in termini di brand ad un sito web, in realtà nella SERP (se non ottimizzati a dovere) diventano quasi controproducenti.

Qui l’esempio dell’anteprima sito di Louis Vuitton che appare grigia con un bel pezzo di puzzle…niente male, no?:

Dal mio punto di vista Google Instant Preview permette all’utente di intercettare in modo rapido alcune magagne che possono dare fastidio all’utente durante l’utilizzo di Google :

  • la scarsa attenzione all’accessibilità con l’uso/abuso di Flash, Splash Pages, virtuosismi di rich content senza fornire contenuti alternativi usabili e che permettono un’esperienza utente soddisfacente;
  • alcune tecniche posizionamento al quanto discutibili dal punto di vista dell’usabilità che ancora funzionano. ( Penso al proliferare di siti Made For AdSense, pagine simil doorway, ecc. )

Insomma lato utente questa nuova funzionalità in qualche modo mette ancora di più a nudo i limiti di Big G e palesano lo scarso livello di qualità dei risultati di Google per alcune SERP (qui l’ambitissima pagina prestiti personali con MFA in bella vista).

SERP prestiti personali Instant Preview

Inoltre per chi ha un occhio più smaliziato, l’apparizione dell’anteprima della pagina direttamente in SERP ha evidenziato le due “personalità del SEO”:

  • il POR-SEO che affronta il progetto al solo scopo di far indicizzare i contenuti a Googlebot e ad ottenere dei posizionamenti infischiandosene dell’utente;
  • il SEO-purista-rompi-scatole che si impone di lavorare applicando le regole dell’usabilità e dell’accessibilità alla SEO, non pensa prima a Googlebot ma a come “andrebbero fatte bene le cose”.

Vediamole un po’ nel dettaglio:

1- Il POR-SEO (in lingua veneta maiale :-) )

Davanti ad un problema di indicizzazione cerca dei workaround attorno al lavoro eseguito dall’agenzia che si è occupata dello sviluppo per forzare lo spider all’interno dei contenuti più che accompagnare l’utente alla consultazione. Spesso cerca soluzioni low cost che con poco garantiscono la raggiungibilità dei contenuti allo spider ma non strizzano l’occhio all’utente.

Il catalogo di soluzioni fornite dal POR-SEO sono ad esempio:

  • l’inserimento di preziosissimi link nel footer;
  • l’uso di testi nascosti o non visibili;
  • l’uso del tag noscript/noembed inserendo testi creati per il posizionamento non visti dagli utenti;
  • pagine mappa con centinaia di link;
  • ecc.

2- Il SEO-purista-rompi-scatole

Propone per la risoluzione dei problemi di indicizzazione “virtuosisimi” di codice e tecniche di programmazione front-end avanzate e talvolta costose.

Il suo scopo è quello di dare, per quanto possibile, lo stesso risultato visivo anche ad utenti che hanno capacità di browsing non avanzate: permettendo di fornire le stesse identiche informazioni e modalità di navigazione usabili e spiderizzabili.

Alcuni classici del catalogo possono essere ad esempio:

  • SWFObject, che permette l’inserimento di un contenuto alternativo al Flash per gli user-agent non in grado di eseguirlo;
  • SiFR (o CSS3, qui un esempio), che permette all’utente di visualizzare testi con font non di sistema gestiti però nel codice HTML come normali stringhe (senza la necessità di usare immagini per rendere il testo in grafica);
  • Un’attenta ottimizzazione AJAX che permetta una modalità di navigazione ai contenuti anche senza Javascript attivato;
  • ecc.

Molto spesso l’applicazione di queste tecniche è molto laboriosa e costosa ed è fonte di attriti con chi si occupa dello sviluppo.

Alcune frasi celebri di reazioni delle agenzie alle proposte del SEO-purista:

  • “Qui non ci serve lo sfondo del contenuto alternativo, tanto non lo vede nessuno”;
  • “Ma al posto di fare così non è possibile mettere del testo bianco su sfondo bianco?”
  • “Se invece di ottimizzare il menù ci mettiamo una mappa del sito ed una sitemap.xml?”
  • “Tradurre queste immagini in testo ci costa troppo, non possiamo fare una pagina nascosta con il testo? ”
  • ecc.

Google instant preview ha decretato chi ha vinto

L’apparizione nelle SERP di Google Instant Preview in qualche modo ha decretato ancora una volta che l’approccio pulito e diligente, tipico del SEO-purista-rompiscatole, alla fine paga sempre.

I virtuosi filmati Flash creativi senza dovuti accorgimenti si dissolvono di fronte all’anteprima di Google e i brillanti contenuti interattivi caricati con Javascript intrusivo si sciolgono come neve al sole.

Ecco l’esempio di Diesel, azienda molto attiva nella comunicazione che si ritrova una preview con un sacco di pezzi di puzzle al posto dei reali contenuti del sito perchè non ha seguito i comandamenti del SEO-purista-rompiscatole.

Google Instant Preview di Diesel

I posizionamenti ottenuti grazie a tecniche poco vicine all’utente potrebbero veder calare il proprio traffico a causa della diffidenza degli utenti, che non vedono l’anteprima del sito che si aspettano.

…intanto i SEO-puristi-rompi-scatole hanno il sapore della vittoria quando ammirano le SERP contagiate dal virus dei puzzle o con delle anteprime spammose.

Ovviamente in attesa che Google ci metta una pezza…

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