Il webmaster tools offre 3 principali funzioni di monitoraggio:
Search impact: che serve per monitorare in che misura il numero di +1 influisce nel ranking. Viene mostrato infatti un dettaglio della differenza di CTR a seconda che siano presenti o meno le annotazioni del Google +1 nella SERP;
Per molti siti web che operano all’estero la presenza on line è spesso per necessità articolata per nazione e non per lingua.
Questa scelta potrebbe essere motivata da diverse ragioni, ad esempio:
per un e-commerce ci potrebbero essere politiche di pricing diversi tra vari paesi con la stessa lingua;
per questioni di comunicazione on line, l’azienda vuole comunicare in maniera diversa negli Stati Uniti rispetto all’Inghilterra e al Sudafrica;
per ragioni commerciali poichè a seconda di diverse stagionalità o per questioni culturali alcuni prodotti funzionano meglio di altri nelle diverse nazioni.
Se si ragiona in ottica “world-wide” in alcuni casi non agire differenziando per nazione potrebbe generare dei veri e propri autogoal: vi pongo due casi di esempio divertenti:
immaginate la faccia di un utente australiano che in estate si vede in homepage di un e-commerce di elettronica un’offerta per stufe elettriche. Come può succedere? Semplice: essa è stata pensata per gli utenti inglesi poichè da loro nello stesso periodo è inverno;
pensate ad un utente argentino che nel pieno di un freddo inverno si aspetterebbe un bello e caldo pigiamotto e invece si trova il bikini per la spiaggia in bella vista nell’homepage di un’azienda di intimo.
Anche se per una maggiore efficacia comunicativa, avere versioni di siti web distinti è utile, molto spesso a maggior parte dei contenuti è molto simile: le schede prodotto di un ecommerce probabilmente non avranno grosse differenze nelle descrizioni, l’area corporate di un sito web probabilmente non cambierà nei testi nella versione uk da quella americana, ecc.
Per l’aspetto legato al contenuto duplicato, vi segnalo un recente videoQ&A di Matt Cutts, dove spiega che la duplicazione tra diversi siti della stessa azienda su ccTLD diversi non è un problema grave, specie nel caso in cui i contenuti siano presenti su domini diversi.
Questa tipologia di duplicazione non è considerato un pattern pericoloso per Google: tipicamente gli spammer tendono a non lavorare su ccTLD diversi ma agire su domini in exact match con estensioni simili.
In questi giorni vi è stato un importante update nell’algoritmo di ranking di Google, che ha scombinato le logiche di diverse pagine dei risultati e che in molti hanno scambiato per l’arrivo di Google Panda.
Anche altri esimi colleghi delle rete mi hanno contattato personalmente descrivendo in sostanza un pattern di siti web comuni colpiti dall’update.
Il mitico Piersante Paneghel per primo dal suo tweet tenta di dare una prima descrizione della struttura dei siti web colpiti:
…per ora mi pare che il pattern colpito sia: IF same-owner AND dupe-site THEN both-site drop traffic. No Panda
Caso dopo caso le caratteristiche della penalizzazione e del pattern dei siti colpiti sembra farsi un po’ più chiara e potrebbe essere riassunta con le seguenti caratteristiche:
Keyword interessate:
keyword di long tail, generalmente composte da 2 o più termini;
Cali riscontrati nella long tail:
chiaramente dipende dalla dimensione del sito, generalmente siti di grandi dimensioni hanno cali più importanti poichè è maggiore il numero di pagine colpite. Sono stati registrati cali dal 20 al 60%.
Caratteristiche dei contenuti del sito:
Tipicamente si tratta di siti web con contenuti duplicati o “abstract” di contenuti duplicati. L’origine dei contenuti duplicati può essere sia interna, ovvero se sono riprese informazioni dello stesso sito che esterna, ovvero la copia anche parziale i contenuti di altri siti. Le pagine “copiate” hanno sempre maggiore trust delle copie: in più di qualche caso sono notizie di quotidiani online ripresi da aggregatori.
Tipologia di pagine duplicate:
Sono state colpite sia pagine foglia, ad esempio un post di un blog copiato o schede prodotto duplicate di e-commerce, che pagine di navigazione, ad esempio delle pagine hub di accesso ad altre pagine. Le pagine sono sempre contraddistinte da una forte ottimizzazione SEO dei meta tag on page: con title, description ben mirate.
Presenza di AdSense
non sempre i siti colpiti fanno grande uso di Adv.
Ci sono altri casi che avete riscontrato che “sbugiardiano” questa prima diagnosi? Che cosa ne pensate?
Google ha annunciato ieri di aver introdotto la possibilità di applicare il rel=canonical negli header HTTP, in questo modo sarà possibile specificare a Googlebot la versione canonica della URL senza essere vincolati dall’inserimento del meta-dato nel codice sorgente delle sole pagine HTML.
La richiesta di questa funzionalità era stata in qualche modo palesata dal buon Sebastian Pamphlets nel suo blog nel lontano dicembre del 2009, dove chiedeva a Google una funzionalità simile come regalo di Natale.
Si tratta di una modifica che probabilmente non influirà sul destino del 99% dei SEO mondiali, ma può essere una “sciccheria” da mostrare come risoluzione di alcuni problemi, come ad esempio:
la canonizzazione dei file PDF (utile nei casi in cui siano generati i file dinamicamente con le classiche funzioni “print as PDF” di Joomla, );
la duplicazione di contenuti serviti da CDN su diversi domini (ad esempio cdn1.provider.com/nome-immagine.jpg, cdn2.provider.com/nome-immagine.jpg);
Inoltre questa nuova funzionalità permette l’applicazione del rel=canonical su tutti quei siti che si basano su CMS in cui non è possibile l’aggiunta del tag direttamente in pagina. Da oggi sarà quindi possibile sviluppare un modulo ad-hoc, che permetta la gestione del rel=canonical separatamente alla gestione dei contenuti e che intervenga direttamente in fase di risposta HTTP. (Non sarà il massimo, ma è sempre una possibilità in più, no? )
In questo post vorrei raccogliere le 14 cose da sapere per iniziare a prendere confidenza con la SEO e in generale con un’internazionalizzazione della propria presenza on line in Cina. Se per caso qualcuno di voi abbia esperienze dirette in merito o voglia contraddire o discutere qualcuno di questi punti, sarei davvero felice di scambiare qualche impressione.
1) Breve intro al webdesign in Cina
Il web design in Cina per ragioni culturali, è completamente diverso rispetto ai canoni degli occidentali.
La Cina conta un’utenza internet molto vasta, 450 milioni di utenti, metà dei quali al di sotto dei 25 anni, che navigano sul web principalmente alla ricerca di intrattenimento: non a caso la ricerca di musica ed mp3 è una delle funzioni più gettonate di Baidu.
La voglia di intrattenimento ha avuto impatti anche nella progettazione dei siti web: in passato l’aspetto visuale dei siti web era quello più curato e si registrava un profilerare di siti web principalmente fatti in Flash per catturare l’attenzione degli utenti. CONTINUA A LEGGERE IL POST »»