per dirla con una frase…Smettila di ottimizzare, ma inizia a creare qualcosa di nuovo!
In questo scenario, guadagnare link di qualità lasciando da parte certe tecniche di link building border line è davvero uno dei temi centrali.
Nell’era della condivisione, uno degli strumenti più utili per ottenere link è quello di creare dei widget: un sito web fornisce gratuitamente una funzionalità alla comunità del web e come “remunerazione” richiede l’inserimento di un link che punta al proprio sito.
Slideshare, ad esempio, ad ogni inserimento di una presentazione nel proprio sito propone all’utente un codice HTML contenente un link testuale verso la presentazione.
In questo post raccolgo una serie di consigli se vi accingete a prendere la strada della costruzione di un widget per generare link, con un esempio virtuoso finale.
1. Scopri come potresti essere utile e appetibile
Si tratta della fase più difficile e creativa in cui si deve capire come un’azienda o un sito possa essere utile ad altri siti, offrendo una funzionalità degna di essere ospitata altrove.
Le funzionalità offerte non devono essere per forza direttamente correlate ad un’azione di conversione, bisogna invece concentrarsi su una reale utilità per gli utenti.
Mi rendo conto che a parole possa sembrare facile, ma con un po’ di immaginazione e creatività in alcuni casi si possono raggiungere ottimi risultati.
Moltissime aziende che possiedono una catena di negozi per vendere i propri prodotti, inseriscono all’interno del sito una sezione store locator che permette agli utenti di ottenere informazioni sugli orari di apertura, l’indirizzo, il numero di telefono, ecc.
Questa sezione potrebbe trasformarsi in una vera e propria occasione per aumentare la visibilità dei punti vendita nei motori di ricerca, non solo per le ricerche da PC ma anche per le query effettuate da dispositivi mobile.
Inoltre con il Venice Update, Google premia i risultati localizzati non solo per parole chiave (business + località), ma anche per ricerche generiche personalizzate per area geografica. Qui un esempio tratto dall’ottimo post di SEOMOZ sul Venice Update, dove la SERP per la query “Divorce Attorney” localizzata per la location “Chicago” mostra in evidenza dei risultati relativi alla città.
Quindi l’obiettivo del posizionamento è da considerarsi duplice: da un lato bisogna lavorare sulle Mappe di Google per essere rilevanti sugli “One box Universal Search” ma dall’altro è necessario porre grande attenzione ai risultati testuali.
Qui un esempio della catena Walmart per la ricerca “Walmart Mountain View” vengono mostrati:
(in alto) un “One box Universal Search” delle Mappe con l’indirizzo, numero di telefono ed un link che porta a walmart.com sulla pagina di dettaglio dello store;
(nella spalla destra) una miniatura della mappa integrata con orari di apertura e recensioni;
(nei risultati testuali) una pagina dello store locator con la mappa degli store Walmart vicini a Mountain View.
La situazione ideale lato utente è quella di portare l’utente da una ricerca localizzata (ad es. “prada milano“, “negozio limoni parma“, ecc.), verso la pagina interna dello store locator del brand con le informazioni del punto vendita più vicino o in alternativa nella scheda di Google Maps con tutti i dettagli del negozio.
Una buona progettazione in ottica SEO dello store locator e qualche attività su Google Places for Business possono essere un buon modo per ottenerli entrambi.
Di seguito una lista di consigli utili per raggiungere l’obiettivo del posizionamento: CONTINUA A LEGGERE IL POST »»
I video sono senza dubbio un’arma di comunicazione digitale davvero molto efficace, e l’ottimizzazione nei motori di ricerca dei video può essere un ottimo modo per attrarre nuovi visitatori.
Perchè considerare i video come un’opportunità per la SEO?
I risultati Blended Search sono davvero molto presenti nelle SERP: un’analisi di SearchMetrics stima che il 15% circa delle SERP di Google contiene dei video e vengono mostrati in media 2,2 video per ciascuna pagina.
I risultati video, così come tutti i risultati non testuali, sono in grado di attirare l’attenzione degli utenti scardinando il concetto di Golden Triangle. L’immagine sotto tratta da un interessante studio di eyetracking di Dr. Pete su Google Universal Search mostra come il video al secondo posto per la parola chiave “How to make a pizza” risulta molto più visto del risultato testuale presente al primo posto.
Pensate quanto può essere importante il posizionamento dei video per una casa automobilistica che vuole massimizzare la propria visibilità per parole chiave relative ai propri modelli di auto:
Oppure ad un e-commerce di scarpe che vuole posizionarsi per i nomi delle scarpe da ginnastica Nike più vendute.
Il webmaster tools offre 3 principali funzioni di monitoraggio:
Search impact: che serve per monitorare in che misura il numero di +1 influisce nel ranking. Viene mostrato infatti un dettaglio della differenza di CTR a seconda che siano presenti o meno le annotazioni del Google +1 nella SERP;
Per molti siti web che operano all’estero la presenza on line è spesso per necessità articolata per nazione e non per lingua.
Questa scelta potrebbe essere motivata da diverse ragioni, ad esempio:
per un e-commerce ci potrebbero essere politiche di pricing diversi tra vari paesi con la stessa lingua;
per questioni di comunicazione on line, l’azienda vuole comunicare in maniera diversa negli Stati Uniti rispetto all’Inghilterra e al Sudafrica;
per ragioni commerciali poichè a seconda di diverse stagionalità o per questioni culturali alcuni prodotti funzionano meglio di altri nelle diverse nazioni.
Se si ragiona in ottica “world-wide” in alcuni casi non agire differenziando per nazione potrebbe generare dei veri e propri autogoal: vi pongo due casi di esempio divertenti:
immaginate la faccia di un utente australiano che in estate si vede in homepage di un e-commerce di elettronica un’offerta per stufe elettriche. Come può succedere? Semplice: essa è stata pensata per gli utenti inglesi poichè da loro nello stesso periodo è inverno;
pensate ad un utente argentino che nel pieno di un freddo inverno si aspetterebbe un bello e caldo pigiamotto e invece si trova il bikini per la spiaggia in bella vista nell’homepage di un’azienda di intimo.
Anche se per una maggiore efficacia comunicativa, avere versioni di siti web distinti è utile, molto spesso a maggior parte dei contenuti è molto simile: le schede prodotto di un ecommerce probabilmente non avranno grosse differenze nelle descrizioni, l’area corporate di un sito web probabilmente non cambierà nei testi nella versione uk da quella americana, ecc.
Per l’aspetto legato al contenuto duplicato, vi segnalo un recente videoQ&A di Matt Cutts, dove spiega che la duplicazione tra diversi siti della stessa azienda su ccTLD diversi non è un problema grave, specie nel caso in cui i contenuti siano presenti su domini diversi.
Questa tipologia di duplicazione non è considerato un pattern pericoloso per Google: tipicamente gli spammer tendono a non lavorare su ccTLD diversi ma agire su domini in exact match con estensioni simili.
bella presentazione! @marlenek @AlbertoMucignat dalla lettura vedo tra le righe un possibile orientamento ecommerce al mobile first? in reply to marlenek2 days ago