Link building per drogare le SERP: Google in crisi tampona con interventi manuali

March 30th, 2011 § 45 comments § permalink

Riprendo dopo un po’ di inattività a scrivere sul mio blog per analizzare un caso che evidenzia in modo lampante come l’algoritmo di Google sia ancora un po’ troppo ingenuo nell’interpretazione del trust dei siti web.

Ma come può succedere, Google non è l’infallibile leader incontrastato del Search?

1- La qualità dei risultati di Google non è infallibile: il caso JCPenney

Leggendo le ultime notizie più ecclatanti sul fronte della “qualità” dei risultati emerge che Google sembra aver perso lo smalto di un tempo, come sottolinea in modo molto deciso TechCruch con il titolo  “Search Still sucks” e con questo passaggio con qualche riferimento al passato e ad AltaVista:

“For someone who’d been using AltaVista for years before that it was a very pleasant experience. Anyone who was on the Internet before Google came along knows exactly what I’m talking about. Google just felt right. It got the job done.
It’s been a creeping feeling, growing over the years, but it sort of feels like pre-Google again. Search is a really bad overall experience.”

Tra gli altri anche il New York Times pubblica un articolo/denuncia parlando del sito di JCPenney, posizionato in modo egregio per un numero di parole chiave anche molto diverse tra loro.

La ragione del posizionamento eccelso?

Un’azione di link building di “bassa” lega riassunta in queste parole:

2,015 pages with phrases like “casual dresses,” “evening dresses,” “little black dress” or “cocktail dress.” Click on any of these phrases on any of these 2,015 pages, and you are bounced directly to the main page for dresses on JCPenney.com.
Some of the 2,015 pages are on sites related, at least nominally, to clothing. But most are not. The phrase “black dresses” and a Penney link were tacked to the bottom of a site called nuclear.engineeringaddict.com. “Evening dresses” appeared on a site calledcasino-focus.com. “Cocktail dresses” showed up on bulgariapropertyportal.com. ”Casual dresses” was on a site called elistofbanks.com. “Semi-formal dresses” was pasted, rather incongruously, on usclettermen.org.

2. Un esempio anche in Italia nel settore dei prestiti

Credo che abbiamo tutti avuto modo di osservare, infatti, come anche nel mercato italiano si posizionano siti meno “autorevoli” che “drogano” la loro autorevolezza grazie ad una lauta semina in rete di link “finti”, “non spontanei” o “forzati”.

Vorrei analizzare a titolo esemplificativo un sito appena sparito dalle SERP, che io ed il mio collega Davide abbiamo mantenuto come osservato speciale.

Prestitipersonaliok.net che si posizionava fino a ieri  (29/3/2011) in modo egregio per la parola chiave competitiva “prestiti personali”.

Ora invece è (giustamente) sparito dalle SERP per un intervento manuale del buon Google…

CONTINUA A LEGGERE IL POST »»

Google instant preview: la rivincita dei SEO-puristi-rompi-scatole sui por-SEO

November 22nd, 2010 § 3 comments § permalink

Questo post raccoglie qualche riflessione scaturita dall’introduzione di Google Instant Preview datata 9 novembre 2010 (anticipato in un precedente post ).


In particolare vorrei focalizzarmi sulle conseguenze derivanti dall’errore di visualizzazione dei rich content nell’anteprima dei risultati nelle SERP (alcuni esempi in questo post di Davide. ).

Sembra, infatti, che moltissimi siti web anche illustri abbiano delle anteprime dei risultati davvero scadenti a causa dell’uso di Flash o in generale di tecniche poco inclini ad alcuni aspetti SEO, usabilità e accessibilità.

Insomma tutti i contenuti che dovrebbero veicolare comunicazione dell’azienda, dare un posizionamento in termini di brand ad un sito web, in realtà nella SERP (se non ottimizzati a dovere) diventano quasi controproducenti.

Qui l’esempio dell’anteprima sito di Louis Vuitton che appare grigia con un bel pezzo di puzzle…niente male, no?:

Dal mio punto di vista Google Instant Preview permette all’utente di intercettare in modo rapido alcune magagne che possono dare fastidio all’utente durante l’utilizzo di Google :

  • la scarsa attenzione all’accessibilità con l’uso/abuso di Flash, Splash Pages, virtuosismi di rich content senza fornire contenuti alternativi usabili e che permettono un’esperienza utente soddisfacente;
  • alcune tecniche posizionamento al quanto discutibili dal punto di vista dell’usabilità che ancora funzionano. ( Penso al proliferare di siti Made For AdSense, pagine simil doorway, ecc. )

Insomma lato utente questa nuova funzionalità in qualche modo mette ancora di più a nudo i limiti di Big G e palesano lo scarso livello di qualità dei risultati di Google per alcune SERP (qui l’ambitissima pagina prestiti personali con MFA in bella vista).

SERP prestiti personali Instant Preview

Inoltre per chi ha un occhio più smaliziato, l’apparizione dell’anteprima della pagina direttamente in SERP ha evidenziato le due “personalità del SEO”:

  • il POR-SEO che affronta il progetto al solo scopo di far indicizzare i contenuti a Googlebot e ad ottenere dei posizionamenti infischiandosene dell’utente;
  • il SEO-purista-rompi-scatole che si impone di lavorare applicando le regole dell’usabilità e dell’accessibilità alla SEO, non pensa prima a Googlebot ma a come “andrebbero fatte bene le cose”.

Vediamole un po’ nel dettaglio:

1- Il POR-SEO (in lingua veneta maiale :-) )

Davanti ad un problema di indicizzazione cerca dei workaround attorno al lavoro eseguito dall’agenzia che si è occupata dello sviluppo per forzare lo spider all’interno dei contenuti più che accompagnare l’utente alla consultazione. Spesso cerca soluzioni low cost che con poco garantiscono la raggiungibilità dei contenuti allo spider ma non strizzano l’occhio all’utente.

Il catalogo di soluzioni fornite dal POR-SEO sono ad esempio:

  • l’inserimento di preziosissimi link nel footer;
  • l’uso di testi nascosti o non visibili;
  • l’uso del tag noscript/noembed inserendo testi creati per il posizionamento non visti dagli utenti;
  • pagine mappa con centinaia di link;
  • ecc. CONTINUA A LEGGERE IL POST »»

Il Pay-per-click come mezzo per trattenere i clienti scontenti: il caso della disdetta Sky Italia

October 25th, 2010 § 7 comments § permalink

Uno dei principali interessi di un’azienda è quella di mantenere i propri clienti, acquisiti con grande lavoro e sudore.

In alcuni casi per cercare di intercettare i clienti scontenti e cercare di farli desistere da un eventuale “divorzio”, potrebbe essere interessante l’utilizzo del keyword advertising che per caratteristiche di flessibilità e immediatezza è probabilmente uno dei mezzi più adatti in questo genere di casi.

Gli ingredienti della ricetta sono molto semplici:

  • si acquistano le parole chiave relative ad una potenziale “disaffezione” verso la marca o addirittura una volontà di interromperne il rapporto;
  • si mostra un annuncio che veicola un messaggio dedicato a loro con una leva “motivazionale”;
  • si invita l’utente ad un’azione nella landing page (ad esempio: chiamata ad un numero verde, rilascio dei recapiti del cliente, ecc.);
  • si attua una gestione CRM dedicata per questi contatti critici: non ci dev’essere attesa, personale altamente qualificato e cordiale, margini per applicare a tali clienti un approccio commerciale “elastico”, ecc. .

Si tratta di azioni particolarmente interessanti anche se nascondono molte insidie: gestire clienti particolarmente arrabbiati intercettandoli sul web necessita la massima attenzione in ogni piccolo passo.

Le conseguenze potrebbero essere la produzione di sfoghi o lamentele proprio sul mezzo grazie al quale il cliente è stato cercato, ovvero il web.

Ecco un esempio interessante di come può venir svolta un’attività del genere.

Caso Sky Italia.

1- Acquisto parole chiave in target e annuncio con leva promozionale, SERP dove attualmente vi sono diversi siti che offrono il modulo di disdetta Sky:

2- Landing page con l’invito all’azione (form di contatto) e messaggio dedicato “Vuoi lasciare davvero tutto questo?”:

Il pay per click diventa uno strumento strategico proprio perchè è in grado di colpire in modo semplice il pubblico che ricerca precise informazione in rete.

Sarebbe bello che le aziende “con le orecchie” utilizzassero ancora in modo maggiore la rete per tentare i cercare loro per primi i clienti scontenti e migliorare il rapporto azienda-cliente: sono tanti gli strumenti a loro disposizione, basta usarli nel modo migliore! Chissà magari un giorno anche la pubblica amministrazione lo farà per dare maggiore assistenza ai loro clienti (i cittadini)? Ai posteri l’ardua sentenza. :-)

Sperimentazione delle anteprime delle pagine web direttamente sulle SERP di Google

October 8th, 2010 § 2 comments § permalink

La comunità SEO in questi ultimi mesi davvero non riesce a stare tranquilla:

Non è finita qui: da BlogStorm segnalo un’interessante notizia relativa ad alcuni test davvero sconvolgenti sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

Sembra che Google voglia a breve introdurre la preview delle pagine a cui fanno riferimento i vari risultati in SERP, mettendo in evidenza le porzioni di pagina più rilevanti per la query inserita.

In sostanza un utente sarà in grado di vedere un’immagine di anteprima del sito che desidera visitare direttamente nella pagina dei risultati del motore di ricerca. L’anteprima della pagina mostrerà in evidenza la porzione di contenuto più rilevante per il termine inserito.

Ecco qualche considerazione sparsa nel caso in cui questa modifica venga messa in atto:

Ma che cosa un utente può valutare da uno screenshot di anteprima di un sito web? A che cosa può essere utile per l’utente? CONTINUA A LEGGERE IL POST »»

Caso SEO Apple: quando una scarsa attenzione per la localizzazione, può rivelarsi un grosso autogoal

September 27th, 2010 § 6 comments § permalink

Già in passato sul capitolo localizzazione SEO di Apple si era espresso l’ottimo Duncan Norris sul blog di SEOmoz, con il post dal titolo “Why Apple Isn’t UK Enough for Google”, parlando del fatto che Google non amasse particolarmente la versione UK, privilegiando la madre patria US.
Sembra però ora che il mercato UK non abbia qui questo problema: tutto risolto per voi? Io direi di no.
Da qualche settimana, infatti, il sito Apple  ha qualche difficoltà a posizionarsi correttamente in google.it.
Ebbene sì, cercando il brand con il motore di ricerca in versione italiana indovina un po’ chi salta fuori? La versione svedese!
La stranezza è che nelle SERP i sitelinks sono localizzati correttamente. CONTINUA A LEGGERE IL POST »»