Jul 25

Il 17 luglio si è fatto un gran parlare del caso di vatican.va che ha subito uno scherzetto Black Hat da parte di un simpatico SEO messicano.
In pratica il risultato dell’azione ha portato il dominio “pedofilo.com” in testa ai risultati di Google per chiavi ricerca importanti quali vatican, vaticano, ecc. sia su google.it, che sulle versioni internazionali del motore di ricerca.

pedofilo.com prima del sito vatican.va

Molti giornali hanno citato il fatto dicendo che la causa del fenomeno era da ricondursi ad attacchi Hacker, di Google Bombing, di bug/glitch di Google, e chi più ne ha più ne metta:

In realtà a prima vista, al di là dello stupore per la forza dell’azione, sono rimasto un po’ perplesso per come i media hanno descritto il fenomeno: il Google Bombing a detta degli ingegneri di Google è stato sistemato, quindi potrebbe anche non trattarsi di un problema di questo tipo. (o non solo di questo)

Qualcun altro in rete ha manifestato qualche dubbio, ad esempio Giacomo Pelagatti su Twitter, il blog “L’interno dell’agnello“, il forum GT, Taller SEO (from Spain),

Per far sì che si tratti di Google Bombing è necessario che si abbia a disposizione un numero elevatissimo di risorse che linkino una pagina con degli specifici termini, come nel caso di miserable failure per George Bush, merda per italia.it, ecc.

In questo caso, però mi pare che il problema sia diverso, le attività di Google Bombing solitamente servono per associare un dominio noto ed affermato a temi diversi dal normale: in poche parole molti link con la parola “merda” portano Google a pensare che il portale turistico italia.it, sia associato non a temi turistici, ma a deiezioni umane.

Il risultato di questa azione, invece, è stato sostituire una pagina storicamente rilevante per un termine con un’altra pagina. Quindi che l’home page di pedofilo.com fosse ritenuta più rilevante dell’home page di www.vatican.va per parole chiave tipo vaticano, vatican, ecc.

Come è possibile che sia avvenuto tutto ciò? Facciamo un po’ di chiarezza per quanto possibile…
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Jul 20

Un momento di gloria anche per qualche SEO italiano.

Vi riporto il video dove Matt Cutts risponde su YouTube ad un’interessante domanda dell’importante SEO italiano Giacomo Pelagatti, di Search Brain.

La domanda è:

Quali sono i benefici dell’utilizzo dello strumento del cambio di indirizzo del Google Webmaster Tool rispetto all’utilizzo del semplice redirect 301?

La risposta interessante di Matt Cutts in questo video! :-)

Buona visione!

 
Jul 13

misurazione nei social mediaDella misurazione nei social media, ne avevo parlato giusto qualche tempo fa, con i commenti eccellenti di alcuni ospiti operanti nel mondo del vino commentando una colorita uscita di Andrea Boaretto riguardo al ROI nei social media.

Oggi riprendo l’argomento segnalando una recente ricerca di Syncapse, società che si occupa di social media marketing, la quale ha tentato di dare un valore ai fan di Facebook. (lo so, ora non si chiamano più così :-) )

In sostanza la ricerca analizza alcuni KPI principali di interesse confrontando le caratteristiche presentate dagli utenti fan e quelli non fan, tentando quindi di darne un valore relativo.

Sono stati analizzati i seguenti 20 brand molto affermati negli Stati Uniti:

E’ stato somministrato un questionario a 4.000 utenti fan e non-fan. Le risposte al questionario, abbinate ad alcune informazioni relative alla marca, hanno fornito alcuni indicatori per certi versi interessanti.

Ecco le differenze tra gli utenti fan e non-fan sui 4 KPI più importanti pubblicati nella ricerca:

KPI Differenze tra fan e non fan Dati sulle differenze osservati
Spesa di prodotto analizza e differenze tra la capacità di spesa di un fan con quella di un non-fan per capire quanto potenziale di spesa ha un fan rispetto ad una determinata marca. I dati parlano di una spesa media di 71$ in più per i fan rispetto ai non fan
Fedeltà: tipicamente i fan di una marca su Facebook, tendono a rimanere fedeli a quel brand. I dati parlano di una fedeltà alla marca superiore del 28% dei fan rispetto ai non fan.
Propensione alla raccomandazione I fan tendono a consigliare più facilmente una determinata marca Il 68% dei fan sono orientati al consiglio della marca rispetto al 28% dei non-fan.
­Affinità con il brand I fan hanno maggiore empatia con la marca e ne suscita sensazioni positive (ad es. felicità, calore, soddisfazione, gratutidine, ecc.) l’81% dei fan si sentono affini al brand, rispetto al 39% dei non-fan. Inoltre il brand suscita sensazioni positive nell’87% dei fan rispetto al 49% dei non fan


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May 16

Dopo un po’ di silenzio, ritorno nel blog per offrire uno spunto di discussione interessante stimolato dal mio caro amico Stefano e dalla sua segnalazione di un video interessante “ROI nei social media” pubblicato sul profilo Youtube del progetto Ideatre60 di Accenture.

Durante la conferenza viene chiesto ad Andrea Boaretto, professore del politecnico di Milano che svolge un ruolo fondamentale nelle attività dell’osservatorio della multicanalità e del mobile, come è possibile calcolare i ROI nei social media.

Il ROI delle attività di promozione nei social media sono, infatti, uno dei cavalli di battaglia di chi propone attività di presenza delle aziende nei social network: talvolta con pochi investimenti si vende la chimera di avere grandi risultati.

Ma la verità è diversa: i social media in realtà sono solo un mezzo che ha investimenti tecnologici bassi e quindi garantisce un accesso allo strumento con un piccolo budget.

Ma l’accesso allo strumento non garantisce di per sè delle performance: è necessario prima di tutto stabilire se sia il proprio target sia presente nei social media e quali contenuti/feature possano fare al caso loro.

Infatti, continuare a diffondere gli stessi messaggi dei media tradizionali nei social network potrebbe essere addirittura essere nocivo e controproducente.

Per questo motivo un’attività nei social media non ha solo investimenti in termini di accesso allo strumento, ma anche di una vera e propria rivoluzione aziendale si deve:

  • instaurare una relazione con i clienti con attività simili ad un CRM “colloquiale ed informale”;
  • fornire una serie di contenuti interessanti (ad esempio che ruotano intorno alla sfera della marca o prodotto);
  • mettere veramente la faccia dell’azienda specialmente se essa è afflitta da gravi problemi strutturali che si ripercuotono anche nei social media );
  • si devono fare anche investimenti in altre aree del web marketing a supporto (campagne PPC, ADV, Mail Marketing, SEO ricordiamo Emmelunga? :-) ;
  • e chi più ne ha ne metta.

Insomma un semplice indicatore come il ROI, non sembra di fatto essere lo strumento migliore per verificare i risultati delle attività nei social media…sarebbe troppo semplice un indicatore del genere per valutare i rendimenti di una rivoluzione aziendale!
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Nov 16

mastroianni-repubblicaLavorare in open space con un sacco di persone davvero molto brave e preparate, spesso trasforma una semplice giornata di lavoro come occasione per imparare cose nuove e divertirsi un po’.

La mattinata di venerdì il mitico Matteo Caruso mi fa notare una cosa molto strana che succede nel sito di Repubblica: con immenso stupore notiamo che gli interstitial sembrano non essere proprio gestiti in modo ottimale dall’importante quotidiano online.

1. Che cos’è un interstitial?

Partiamo dall’inizio…Un interstitial è un messaggio pubblicitario che appare a pagina intera nel browser e che impedisce per qualche secondo la lettura ed l’interazione con i contenuti desiderati. È uno strumento di branding più invasivo rispetto al banner: spesso sfrutta, infatti, finestre aggiuntive del browser o overlayer che rendono difficile la navigazione.

Nella figura sottostante si può vedere la pagina di advertising mostrata all’utente quando si desidera accedere ad un articolo dall’homepage.

n.b.: va detto che il sistema si serve dei cookie per valutare se l’utente ha già visto in precedenza un interstitial, per evitare di mostrare all’utente la pubblicità per ogni articolo visto ma soltanto alla lettura del primo.

interstitial

2- La situazione attuale di repubblica.it

Come funzionano lato tecnico i contenuti dell’interstitial?
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