Vit Andrea

Il blog di Andrea Vit

Mi piace analizzare dati per aiutare le aziende (a vendere) e gli utenti (a comprare)

E-commerce project Manager @ FiloBlu


Magento Project Manager, the survival guide Vol. 1: gli scope e il modello EAV

November 2nd, 2014 § 1 comment

In questo ultimo anno ho avuto la fortuna di lavorare in modo continuativo sulla piattaforma Magento per la delivery dei progetti e-commerce: è davvero molto potente, permette di far girare più siti multilingua contemporaneamente in un’unica istanza con logiche commerciali localizzate differenti e condividendo un unico catalogo centralizzato…insomma tanta robba :-D

Questo post inaugura una serie di contenuti dove raccoglierò alcuni aspetti strutturali di Magento che possono essere sicuramente utili a colleghi che come sono coinvolti in qualche modo nella gestione ed impostazione di un progetto e-commerce.

 

1- Definisci bene l’architettura di Website, Store e Storeview

Uno degli aspetti fondamentali è quello di conoscere la struttura dell’architettura Magento ed in particolare i diversi livelli di scope con cui è possibile definire la visibilità dei dati e delle funzionalità principali dell’e-commerce.

Entriamo un po’ nel dettaglio. Gli scope in Magento sono 4:

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Video e e-commerce: perchè no? Alcuni dati ed esempi

November 1st, 2014 § 23 comments

La differenza principale dell’esperienza di acquisto online rispetto a quella tradizionale dei negozi è l’assenza fisica del prodotto: la vera sfida di un sito e-commerce è quella di sostituirla per quanto possibile  dando informazioni complete e dettagliate  per l’acquisto, semplici da fruire e che facciano percepire la qualità dei prodotti.

L’impatto è ancora maggiore in Italia dove si registra un’inferiore maturità del mercato e di propensione agli acquisti online rispetto ad altri paesi Europei: lo dicono anche i dati di una ricerca di ContactLab e NetComm, “Le dinamiche del mercato nel contesto internazionale” che evidenziano che il 40% degli utenti italiani ha bisogno di “toccare la merce” rispetto al 12% degli utenti inglesi e tedeschi.

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Vedere bene il prodotto è fondamentale

Le aziende che vendono online, quindi devono avere come primo obiettivo dell’esperienza utenti quello di “far percepire al meglio i prodotti”. Anche se come sottolineato da Federico Gasparotto in un suo post esaustivo sul tema, non è raro trovare grandi aziende (sia “pure player online” che di “tradizione off-line”) che non sfruttano tutte le opportunità che il mondo dell’e-commerce può offrire.

Vedere bene il prodotto è importante per il 92,6% degli utenti, specialmente perché le decisioni di acquisto online sono dettate dalle “prime impressioni”: si impiegano circa 90 secondi per avere un primo giudizio, ed è proprio in questi 90 secondi che occorre attrarre l’attenzione mettendo in mostra belle foto, meglio se con angolature e zoom diversi al fine di migliorare al massimo il conversion rate.

 

 

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Image credits – Voucher Cloud

 

Non solo immagini, perchè non video?

Dal punto di vista visuale non sono solo le foto possono aiutare la migliorare la percezione del prodotto: i video infatti posso svolgere un ruolo davvero molto importante nel processo di acquisto.

Alcuni dati: un terzo degli utenti acquista un prodotto dopo essere stato influezato visto un video, la metà dei compratori online dichiara di avere avuto una migliore conoscenza del prodotto e una maggiore permanenza sul sito dopo aver visto un video.

 

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Image credits – Voucher Cloud

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Ricerca completa – Think with Google

13 esempi di e-commerce che hanno sfruttato i video per migliorare l’esperienza di acquisto

Molti retailer hanno saputo cogliere quest’opportunità utilizzandoli per diversi scopi: si passa dal classico video con il venditore qualificato che descrive nel dettaglio i prodotti, fino ad arrivare a contesti più emozionali come quello del “shoppable video”.

Ecco una carrellata di esempi che mi sono piaciuti di più.

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Data Layer e Tag Management System per e-commerce: l’architettura dei dati per tracciare la user experience

October 13th, 2014 § 6 comments

Lo strumento fondamentale che permette una gestione efficace, efficiente e scalabile del proprio sistema di tracciamento ed analisi della customer experience è senza dubbio il Tag Management System, ovvero un tool che ha come scopo principale quello di gestire in modo centralizzato tutti i tag di tracciamento delle diverse piattaforme di analisi dei dati.

Per far funzionare al meglio un Tag Management System nel mondo dell’e-commerce, non è sufficiente soltanto installare un codice nelle pagine del sito, ma occorre costruire una vera e propria architettura informativa per il tracciamento della customer experience.

L’architettura dovrebbe composta almeno da 4 strati principali:

  1. un unico codice di tracciamento , ovvero quello del Tag Management System;
  2. il DataLayer, lo strato intermedio che espone dati e messaggi al Tag Management System.
  3. il Tag Management System, che comunica utilizzando i dati presenti nel data layer alle diverse piattaforme di tracciamento, occupandosi di gestire le diverse sintassi e attivando i tag necessari nel modo opportuno;
  4. ed infine i sistemi di Web Analytics, che configurati nel modo corretto dal tag management system permettono un’analisi dei dati puntuale e completa.

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1. Cos’è il Data Layer?

Il Data Layer svolge il ruolo di bus esponendo in modo standardizzato le informazioni utili per tracciare la navigazione degli utenti, estraendole dalla piattaforma e-commerce in base al contesto di navigazione.

E’ sicuramente il componente centrale del sistema di tracciamento, più completo e ben strutturato è, migliori ed accurati saranno i dati a disposizione del software di web analytics.

Le informazioni messe a disposizione dal DataLayer verranno poi utilizzate dal Tag Management System, che si occuperà di leggere il Data Layer e di attivare i tag per il tracciamento corretti.

Ad esempio, nel caso in cui si vogliano segmentare gli utenti autenticati e “guest”, è necessario che il Data Layer esponga al Tag Management System la variabile logged con valori a “si” o “no”. In questo modo, nel momento in cui l’utente si autenticherà nel sito questa variabile verrà valorizzata a “sì”. Il Tag Management System, quindi, comunicherà il valore della variabile al software di tracciamento che ne permetterà l’analisi al web analyst. YEO!

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Ispirare per vendere: una fotografia del fashion e-commerce tra lookbook, contenuti ed effetti WOW

July 21st, 2014 § 8 comments

Uno degli obiettivi di comunicazione principale per un e-commerce nel mondo della moda è sicuramente quello di mettere in vetrina il prodotto in modo efficace e coinvolgente.  Nella maggior parte dei casi, infatti, i potenziali clienti non acquistano un prodotto moda online per necessità ma per ottenerne un beneficio, per “sentirsi bene”.

Per vendere il superfluo e il “non necessario”, l’ispirazione e l’emozione possono giocare un ruolo importante nell’esperienza di acquisto.

Se si considera che gran parte degli utenti che acquistano moda online sono indecisi (vedi ricerca Google “How to Move Apparel Shoppers from Undecided to Decided in the Path to Purchase“), oltre ad un attento design delle schede prodotto, un e-commerce deve sostituirsi alla commessa del negozio fisico proponendo gli abbinamenti giusti e dando un’idea di come i singoli prodotti potrebbero essere utilizzati.

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1- La classica “shop by look” si evolve in modo emozionale:

Negli e-commerce di moda la “classica” sezione che ha lo scopo di mostrare abbinamenti e look generalmente si trova generalmente sotto il nome di “look book” o “shop by look“, dove è possibile consultare in modo interattivo le foto dei look completi ed accedere alle schede prodotto che lo compongono.

Negli anni si è passati da un wall fotografico dei look sfogliabili con griglie semplici e simmetriche, a pagine interattive con foto emozionali, spesso ambientate, impreziosite da copy che trasmettono lo spirito del look che l’utente sta visualizzando.

Brunello Cucinelli nel suo e-commerce propone una sezione “shop by look” dal design piacevole con bellissime foto accompagnate da un copy emozionale che trasmette l’attenzione ai dettagli che ha il brand perugino:

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Quella maledetta scelta della taglia: alcune idee per migliorare la customer experience

June 3rd, 2014 § 6 comments

La grande sfida per i player della moda online è quella più avvicinare il più possibile l’esperienza di acquisto nei negozi fisici rispetto a quella dell’online store. Storicamente uno dei più grandi gap da colmare rispetto all’off-line è l’impossibilità per i clienti di provare il prodotto prima di acquistarlo e sembra che i principali player online vogliano vincere a colpi di innovazione questa dura battaglia ed “abbattere” questo muro.

La ricerca Internet Shoppers Survey condotta da Fits.me mostra come l’insicurezza sulla taglia da acquistare e l’impossibilità di provare il prodotto rappresenti più del 60% dei grattacapi degli utenti che acquistano abbigliamento online.

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A conferma di questo la ricerca Quarterly Fashion Returns Review di IMRG e Clear Returns, mostra come i problemi di vestibilità rappresentano una delle principali cause di reso

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con alcune categorie di prodotto particolamente ostiche, come ad esempio gli abiti ed il “top-wear” che sembrano soffrire maggiormente del problema rispetto a scarpe e camicie.

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I problemi di vestibilità hanno impatti negativi per due principali aspetti: il primo è sicuramente quello economico.

I costi di gestione del reso sono importanti e rappresentano una voce di spesa piuttosto pesante nel bilancio di un e-commerce. La ricerca di IMRG e Clear Returns afferma che generalmente il decremento dell’1% del tasso di reso equivale ad un incremento dell’1% di profitti. Nick Robertson di Asos in una recente intervista ha affermato che il calo dell’1% del tasso di reso equivale a circa 10 milioni di sterline di guadagni per il colosso inglese.

Un altro aspetto importante è quello reputazionale: l’acquisto di un prodotto di taglia errata, specie se in periodi con disponibilità di prodotti limitata, è da considerarsi un’esperienza negativa per l’utente finale.

Il mercato della moda sta vedendo una vera e propria esplosione nella vendita online e l’ostacolo della non “indossabilità dei prodotti” è diventata quasi un’opportunità.  La vera sfida da cogliere è quindi quella di fornire all’utente tutte le informazioni necessarie per fare in modo che la scelta della taglia del capo che sta acquistando non sia una vera e propria scommessa, ma un’operazione semplice e senza molte incognite.

In questi ultimi mesi infatti diverse nuove soluzioni stanno emergendo  sopratutto legate alla funzionalità di “virtual fitting” per l’e-commerce, di seguito ho raccolto alcuni esempi che ritengo interessanti:

1. Servizi esclusivi per gli utenti

Frank and Oak offre un servizio un po’ “costoso” dal punto di vista logistico ma di sicuro valore per gli utenti: iscrivendosi al “The Hunt Club” è possibile richiedere ogni mese la prova gratuita a casa dei prodotti. Per poter ottenere il servizio è necessario fornire i dati della carta di credito e i propri dati anagrafici per ricevere i prodotti a casa.

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Consulente SEO, SEM: in questo blog raccolgo appunti sulle mie passioni professionali.